SUL SOFA' DI CHICCA C'E':
PATRICIA ADKINS CHITI

(PD '07)

Mezzosoprano, Musicista, Musicologa, Presidente della Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica, Direttore artistico, Consulente per le politiche culturali presso istituzioni internazionali, governi, amministrazioni europee e progetti della Commissione Europea. Dal '05 Membro del Direttivo del Consiglio Internazionale per la Musica dell'Unesco. Inglese di nascita, ha collaborato con diversi Ministeri italiani per progetti riguardanti la storia della donna italiana nella storia e nella cultura. Parla e scrive in varie lingue: ha scritto oltre 300 saggi sulla storia delle compositrici e direttrici musicali. Dal suo debutto al Teatro Dell'Opera nel '72, ha lavorato sia nel teatro lirico sia con orchestra sinfonica ed conosciuta in tutto il mondo; ha una notevole discografia, che include innumerevoli prime esecuzioni mondiali e molti lavori composti per la sua voce da alcuni dei maggiori compositori viventi. Crea e produce eventi e rassegne musicali in diversi generi: dal '78 ha programmato oltre 1.000 lavori contemporanei, tra cui 147 solo per il Grande Giubileo. Coordina una rete di studiosi e musicisti in 116 paesi: lavora con 79 associazioni affiliate a Donne in Musica. La Fondazione l'unica affiliata europea dell'Arab Music Academy.

Signora Chiti, la sua carriera è davvero meritevole di lode e riconoscimenti e, in particolare, la sua attività dedicata alla valorizzazione del mondo delle compositrici e direttrici musicali. Ci racconti com’è nata la FONDAZIONE Adkins Chiti Donne in Musica e quali sono le sue finalità, ma soprattutto ci racconti quali informazioni ha trovato particolarmente interessanti sul connubio donne e musica negli archivi storici.
Io sono nata e cresciuta in Inghilterra, anche se poi la mia educazione è stata completata in diversi altri Paesi della Comunità Europea, e per me era normale che i miei libri di musica, quando avevo cinque o sei anni fossero scritti sia da donne che da uomini. Per esempio ricordo perfettamente che nel primo libro per pianoforte c’erano dei lavori di Elisabeth McConchyi e Phyllis TATE accanto ad autori come Wolfgang Amadeus Mozart e Benjamin Britten, tanto per dire. Perciò non ho mai avuto la sensazione, da piccola, che le donne non fossero compositori; per me lo erano.
Poi, fortunatamente, sia nel mio percorso scolastico sia nei miei studi in conservatorio e poi in diverse altre occasioni, ho lavorato sia con compositrici che con direttrici di orchestra. Non ho mai avuto la sensazione che fosse una zona “a rischio”.
Arrivata in Italia ho cercato musiche per la mia voce e, frequentando molti musei e centri archivistici, ho scoperto effettivamente un’ enorme quantità di musica composta da donne, ma queste donne non erano nominate nella grande enciclopedia della musica che, allora, era l’enciclopedia Ricordi. Ho cominciato a cercare in giro per cercare di capire chi erano queste donne, e nessuno sapeva. Quando ho poi chiesto “ma quante compositrici ci sono in Italia?” e ho sentito dire “forse tre”, ho capito che c’era un problema.
Ma questo problema non era un problema soltanto italiano, era un problema generalizzato in tutta Europa e poi, come ho scoperto in seguito, in tutto il mondo. Ho avuto la fortuna di conoscere a distanza un ricercatore sudafricano Aaron Cohen, che mi chiese di collaborare con lui alla stesura della prima enciclopedia per le donne come compositrici. Questo mi ha portato a fare ulteriori ricerche e nel 1978 è nata in Italia, prima in forma di festival e poi di “movimento di base” come si diceva in quei giorni, un movimento per riunire le compositrici.
Agli inizi degli anni ’70, con Aaron Cohen, poi da sola dalla metà degli anni ’70 in poi, ho scoperto che nella storia della musica non stiamo parlando di 100 nomi di donne ma, addirittura, nella seconda stesura dell’enciclopedia con Cohen, abbiamo scoperto 21.000 nomi. Nel mio primo libro del 1983 sulle compositrici in Italia, avevo scoperto già 1.200 nomi. Se dico che adesso la Fondazione ha, nelle banche dati, le biografie ed elenchi di lavori per 502 compositrici italiani viventi, vuol dire che il problema c’era.
Così è nata la Fondazione, per promuovere la conoscenza del contributo delle donne alla storia della musica in ogni tempo, in ogni genere e in ogni parte del mondo ed oggi ci occupiamo soprattutto del recupero storico e della promozione della musica contemporanea.

Quindi sostanzialmente una riscoperta. Evidentemente la cultura di un tempo non permetteva o non valorizzava il lavoro e il talento delle donne.
Io credo che c’erano effettivamente motivi storico-sociologici per l’esclusione delle donne da alcuni generi di lavori.
Per quanto riguarda la musica se nascevi in una famiglia di musicisti, come per esempio Francesca Caccini, figlia del grande Giulio Caccini, che scriveva madrigali e poi un’opera lirica, ricevevi una formazione ed un’educazione adeguate.
Nelle famiglie benestanti veniva impartita un’educazione musicale perchè questo faceva parte della preparazione delle giovani donne che dovevano entrare in società e sposarsi bene. Nel Cinque e nel Seicento molte di queste donne sono entrate in convento perché le famiglie non potevano permettersi la dote per due figlie, e per questo motivo l’Italia ha il più alto numero di suore compositrici.
Se dobbiamo parlare del Novecento, ricchissimo di figure femminili di grandissima importanza, basti pensare che in alcuni Paesi le figure fondanti della musica contemporanea sono state donne, parlo di Margaret Sutherland in Australia o la Grazyna Bacewicz in Polonia.
Successivamente, invece è subentrata una forte discriminazione contro la creatività femminile nel campo musicale e oggi questa discriminazione persiste. Basta pensare al fatto che in Italia, nonostante il grande numero di donne diplomate, già docenti nei conservatori e per tanti insegnanti delle generazioni che seguono, meno di 0.05% della programmazione musicale del nostro Paese riguarda la musica composta da donne.

Come si confrontano le donne di diverse culture nel mondo musicale?
La musica è una lingua a sé. Ognuno, nel proprio campo, può dialogare anche a distanza attraverso le partiture con altri musicisti. Perciò c’è uno scambio di partiture, di registrazioni, di notizie. Per il mondo, non soltanto occidentale, che identifica la musica così detta “classica”, la musica seria, la musica “contemporanea” il pentagramma è quello. Noi studiamo per moltissimi anni per imparare a leggere quello che c’è scritto sul pentagramma. Chi compone studia per tanti anni per scoprire come scrivere su quel pentagramma. Perciò c’è una lingua franca, una lingua comune. Ogni compositrice può vedere i lavori delle altre e conoscere qualcosa di un’altra cultura attraverso la lettura delle partiture.

A fine aprile la Fondazione ha realizzato uno spettacolo dal titolo Meditazioni Musicali nella Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale: di cosa si è trattato?
E’ un lavoro che fa parte del recupero del passato; in particolare è stato un concerto di musica composta da suore italiane del Seicento, musica barocca, affidata all’ Ensemble Leonarda di Novara, che è dedita al recupero e alla pratica della musica barocca con strumenti dell’epoca.
Il concerto è stato da noi offerto, insieme col Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione e il Fondo Edificio per il Culto del Ministero dell’Interno, in occasione della riunione del Consiglio Internazionale per la Musica dell’Unesco che c’è stato a Roma. Poiché faccio parte di quest’organismo ho voluto che la riunione si tenesse a Roma, per la possibilità di mostrare a tanti esponenti della cultura musicale di molti Paesi del mondo alcuni dei nostri gioielli. E la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale disegnata, costruita da Bernini è una chiesa meravigliosa, perfetta per presentare musica barocca.

Questo è solamente un esempio delle innumerevoli attività promosse dalla fondazione che si può fregiare anche del logo del Vaticano…
Sì, noi abbiamo avuto il logo del Vaticano per tutto l’Anno Giubilare quando abbiamo presentato, a Roma, oltre 140 manifestazioni musicali con musica sacra del passato e del presente, ed anche molti lavori composti appositamente per il Giubileo. Abbiamo fatto una grande rassegna nelle basiliche e nelle chiese di Roma e del Lazio.
Ma normalmente la nostra attività si esplica in diversi settori perché produciamo concerti con una certa regolarità; abbiamo una stagione in autunno che si chiama Donne in Jazz che ha un grandissimo successo e va avanti da tanti anni; abbiamo una stagione di musica contemporanea; abbiamo i concerti con musica strumentale cioè orchestrale, e poi facciamo anche concorsi per provare musiche nuove.
Recentemente c’è stato un concorso per lavori per orchestra d’archi con solisti e i vincitori, anzi in questo caso le vincitrici, perché programmiamo soltanto musiche di donne, hanno avuto la gioia di un’esecuzione da parte dell’ Euro Orchestra di Bari, diretta dal Maestro Francesco Lentini.
Mettiamo in scena anche opere liriche: l’anno scorso abbiamo portato a Vienna per le Celebrazioni Mozartiane un’opera lirica, “Ulisse in Campania”, di una compositrice milanese che aveva conosciuto il Mozart giovane perché era stata la sua padrona di casa. Si chiamava Maria Teresa Agnesi Pinotini ed era famosa durante la sua vita quale autrice di opere liriche. Abbiamo scoperto una sua opera oltre trent’anni fa e l’abbiamo revisionata, copiata, fatto le audizioni, trovato i cantanti, messo sotto contratto un’orchestra di strumenti originale e poi, con un bravissimo direttore d’orchestra, Riccardo Martinini, abbiamo portato la produzione a Vienna. Replicheremo l’opera a Roma nel Maggio 2008 quando celebreremo trent’anni di lavoro.
In più facciamo progetti di ricerca, pubblichiamo libri di musicologia, abbiamo una serie che si chiama “I quaderni della Fondazione”. In questi giorni è uscito un nuovo libro che si chiama Calypso che è la storia del Calypso dalla sua nascita ad oggi.

Tra gli spettacoli che ha promosso e realizzato, qual è stato per lei il più emozionante?
Per me ogni concerto è molto importante. Se guardo indietro, perché sono quasi trent’anni di attività di produzioni e di concerti, certamente ci sono alcuni momenti che rimangono nella memoria per motivi che spesso hanno poco a che fare con la musica.
Comunque ricordo con grande gioia l’evento che abbiamo creato nell’Aula Nervi del Vaticano in occasione della Festa della Madonna durante l’Anno Giubilare. L’evento aveva come titolo Maria Mater Mundi e abbiamo portato dall’Iran un gruppo di cantatrici sacre che cantano il Corano nelle moschee per le donne. Ricordo che c’è stato quasi un incidente diplomatico perché qualcuno, all’interno del Vaticano, non voleva che queste donne cantassero nell’Aula Nervi e mi hanno fatto un out-out: o non cantavano le cantatrici sacre o mi toglievano la diretta televisiva. Io ho preferito fare cantare le donne e abbiamo fatto a meno della ripresa televisiva, anche se poi sono venute televisioni di tutto il mondo inclusa la CNN alla prova generale e hanno filmato lo stesso.

Quello che ancora mi commuove di quell’occasione è il ricordo dell’incontro con Papa Giovanni Paolo II. Adesso quando si parla del suo papato si parla dei rapporti con il mondo islamico e spesso vengono riproposte le immagini di quell’evento relative ad un gruppo di donne in chador che cantano all’interno dell’Aula Nervi.
Se si guarda molto bene si vedrà che appuntato sul petto di ognuno c’è una sorta di badge colore arancio: quelle erano le mie cantatrici sacre, quel badge è il badge della Fondazione.
www.donneinmusica.org

 
 
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